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9 agosto 1918 - 9 agosto 2018: Centenario del Volo su Vienna

August 9, 2018

Il Volo su Vienna fu un'incursione aerea effettuata da una squadriglia dell'Aviazione Italiana su 11 Ansaldo S.V.A. dell'87ª Squadriglia Aeroplani “la Serenissima” (il cui stemma è ripreso nel quarto dello stemma dell'odierna Aeronautica Militare Italiana) guidata sui cieli della Capitale dell'Impero Austro-Ungarico dal Maggiore Gabriele D'Annunzio, che si era già fatto conoscere per altre azioni eroiche come la Beffa di Buccari (10/11 febbraio 1918) ed il Volo su Trieste (7 agosto 1915), di molto simile a quest'impresa. L'incursione, pur inoffensiva dal punto di vista militare, riportò al Regno d'Italia un'importantissima e strategica vittoria psicologica, morale e propagandisca a pochi mesi da quella che sarebbe stata la Vittoria finale italiana della Battaglia di Vittorio Veneto.

 

L'impresa era stata progettata da D'Annunzio già da un'anno ma il Comando Supremo del Regio Esercito Italiano era stato inizialmente scettico all'impresa, conscio sia della difficoltà per i motori dell'epoca di percorrere gli oltre 1000 chilometri necessari chè soprattutto delle terribili conseguenze propagandistiche che avrebbero sconvolto la morale italiana qualora la spedizione si concludesse con la cattura o peggio la morte del Vate, arrivando a negare i permessi. Successivamente però vennero cautamente permessi dei voli di prova, fino a che l'ardire di D'Annunzio e l'abilità di due giovani Ugo Zagato e Giuseppe Brezzi che riuscirono a modificare adeguatamente il S.V.A. biposto che avrebbe usato il Poeta per la trasvolata al fine del raggiungimento dell'autonomia energetica, riuscirono a far guadagnare il permesso del Comando Supremo, arrivato enfaticamente con le parole: «Il volo avrà carattere strettamente politico e dimostrativo; è quindi vietato di recare qualsiasi offesa alla città [...] Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata sul cielo della capitale nemica.
Sarà vostro Duce il Poeta, animatore di tutte le fortune della Patria, simbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza. Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria.
»

 «Se non arriverò su Vienna, io non tornerò indietro. Se non arriverete su Vienna, voi non tornerete indietro. Questo è il mio comando. Questo è il vostro giuramento. I motori sono in moto. Bisogna andare. Ma io vi assicuro che arriveremo. Anche attraverso l’inferno. Alalà!» con queste parole il Poeta, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, dava inizio ufficiale all'impresa il 9 agosto del 1918, davanti ai più fedeli componenti della sua Squadriglia; Natale Palli, Antonio Locatelli, Gino Allegri, Aldo Finzi, Piero Massoni, Giuseppe Sarti, Ludovico Censi e Giordano Granzarolo ed alle ore 05:30  del mattino i veivoli partivano dal loro piccolo campo d'aviazione di San Pelagio (PD), alla volta della Capitale Austro-Ungarica, Vienna.

Ferrarin, Masprone e Contratti però subirono subito avarie e dovettero rientrare. Poco dopo anche Sarti fu costretto ad atterrare per noie al motore, dando il velivolo alle fiamme poco prima di essere catturato da alcuni ufficiali austriaci presso il campo di Wiener Neustadt. Ma il Volo continuava.

 

Lasciate alle loro spalle la Valle della Drava, affluente del Danubio che passava per la Capitale della per ciò detta "Monarchia Danubiana", ed i monti della Carinzia senza alcuno scontro con l'Aviazione Austro-Ungarica (cui due unici caccia che avevano avvistato lo stormo ed atterrati per avvisare i comandi non furono creduti), la Squadriglia arrivò veloce sui cieli di Vienna alle ore 09:20, accolta dall'incredulo stupore della popolazione civile, impaurita dal rombo degli aeromobili italiani che volavano a bassa quota, sotto gli 800 metri, grazie alla favorevole limpidezza del cielo.

 

Fu a quel punto che il Vate diede l'ordine di rilasciare le 50.000 copie di un manifesto redatto personalmente da lui: « In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. [...] La vostra ora è passata. Come la nostra Fede fu la più forte, ecco che la nostra Volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. [...] L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della Libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l'Italia!»

a cui si accompagnarono anche 350.000 copie di un più corto e pratico preparato di Ugo Ojetti, chè a detta dello scrittore, nonchè Senatore del Regno d'Italia, Ferdinando Martini «Quando D'Annunzio fece le sue prime prove come soldato, la gente, poco fidando nel suo valore o nella sua bellica abilità, disse: "Scriva e non faccia". Ora io dico di lui, dopo altre molte prove: "Faccia e non scriva"»:

Oltre a questi due messaggi, i sette velivoli italiani lasciarono cadere sui cieli viennesi tre grandi manifesti, nei quali erano riaffermati gli ideali di guerra dell'Intesa e le sue vedute per la pace, definitiva e durevole, promessa ai nemici qualora si fossero arresi. Ritornati a San Pelagio indenni ed accolti trionfalmente, D'Annunzio ebbe a proclamare sulla Gazzetta del Popolo di Torino «Non ho mai sentito tanto profondo l’orgoglio di essere italiano. Fra tutte le nostre ore storiche, questa è veramente la più alta…Solo oggi l’Italia è grande, perché solo oggi l’Italia è pura fra tante bassezze di odii, di baratti, di menzogne».

 

L'eco del Volo su Vienna fu notevolissimo e compromise sensibilmente la morale e l'opinione pubblica austro-ungariche sia all'estero che in patria, le quali, accogliendo l'"incursione inerme", che avevano così ribattezzato, si stagliarono in poco tempo sul Governo dell'Austria-Ungheria già tramite l'accusa del Frankfurter Zeitung: «non contro gl’Italiani, ma contro le autorità, a cui i Viennesi devono gratitudine per la visita degli aviatori. La popolazione non fu avvisata prima, e non fu dato l’allarme quando gli aviatori arrivarono. Non occorre dire quale catastrofe poteva accadere se, invece di proclami, avessero gettato bombe. Non si comprende come abbiano varcato centinaia di chilometri senza essere avvistati dalle stazioni di osservazione austriache».

 

Ma l'onore delle armi più alto si trovò nelle parole dell' Arbeiter Zeitung: «Dove sono i nostri D'Annunzio? D'Annunzio, che noi ritenevamo un uomo gonfio di presunzione, l'oratore pagato per la propaganda di guerra grande stile, ha dimostrato d'essere un uomo all'altezza del compito e un bravissimo ufficiale aviatore. Il difficile e faticoso volo da lui eseguito, nella sua non più giovane età, dimostra a sufficienza il valore del Poeta italiano che a noi certo non piace dipingere come un commediante. E i nostri D'Annunzio, dove sono? Anche tra noi si contano in gran numero quelli che allo scoppiar della guerra declamarono enfatiche poesie. Però nessuno di loro ha il coraggio di fare l'aviatore!», già cariche di quel presagio che sarebbe stato l'avvenire.

 Al termine della Grande Guerra, a D'Annunzio sarebbe stata conferita poi, per queste imprese e queste azioni pratriottiche, la Medaglia d'Oro al Valor Militare, con motivazione: «Volontario e mutilato di guerra, durante tre anni di aspra lotta, con fede animatrice, con instancabile opera, partecipando ad audacissime imprese, in terra, sul mare, nel cielo, l’alto intelletto e la tenace volontà dei propositi - in armonia di pensiero e d’azione - interamente dedicò ai sacri ideali della Patria, nella pura dignità del dovere e del sacrificio. - Zona di Guerra, Maggio 1915 - Novembre 1918»

 

 

 

 

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