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19 giugno 1918 - 19 giugno 2018: Centenario della morte di Francesco Baracca

June 19, 2018

Il 19 giugno 1918, nei cieli di Nervesa della Battaglia (così chiamata in onore valore dimostrato nella Prima Guerra Mondiale, venendo rasa al suolo durante la Battaglia del Solstizio), moriva il Maggiore Francesco Baracca, pilota di caccia per il Corpo Aeronautico del Regio Esercito (precursore della Regia Aeronautica, fondata come Arma a sè stante solo nel 1923) durante la Grande Guerra.

 Era riuscito ad entrare, nel 1907, presso l'Accademia Militare di Modena, uscendone col grado di Sottotenente, per poi frequentare nel 1909 la Scuola di Cavalleria di Pinerolo, entrando così nel 2° Reggimento Cavalleria "Piemonte Reale". Nel 1912 però, rimasto affascinato da un'esercitazione aerea svoltasi all'Aeroporto di Roma-Centocelle (la cui installazione militare aeroportuale gli venne successivamente dedicata), decise di entrare in aviazione, finendo la formazione nel luglio 1915, pochi mesi dopo la dichiarazione di guerra del Regno d'Italia all'Impero Austro-Ungarico.

 

Così ebbe inizio la lunga serie di vittorie aeree che contraddistinse la sua carriera, decretandolo ben presto Asso dell'Aviazione (titolo accreditato ai piloti vincitori di almeno 5 scontri aerei), con il riconoscimento di ben 34 vittorie aeree, durante e per le quali gli vennero conferite una Medaglia di Bronzo nel 1916, due Medaglie d'Argento nel 1917 ed anche una Medaglia d'Oro al Valor Militare nel 1918, oltre ad essere nominato dapprima Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia e poi Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, ricevendo anche diverse onorificenze straniere.

 Ma queste incessanti vittorie non produssero in lui accanimento ed odio, anzi, ne dimostrarono la cavalleria già dalla sua prima vittoria aerea, che fu la prima anche per tutta l'aviazione italiana, come continuò a fare diverse altre volte nel corso della guerra, scese a terra ed incontrò uno dei due piloti austro-ungarici abbattuti; per stringergli la mano, sostenendo «è all'apparecchio che io miro, non all'uomo».

 

Improvvisamente, il 19 giugno 1918, venne colpito da un biplano austro-ungarico, incidente che lo condusse a disperdersi nei cieli del fronte. Il "Re Soldato", Vittorio Emanuele III, aveva inviato ai genitori del milite un telegramma di rassicurazione e speranza, ma queste vennero infrante poco dopo con il ritrovamento del corpo esanime dell'Asso. I funerali si tennero il 26 dello stesso mese a Quinto di Treviso, e videro anche l'intervento di Gabriele D'Annunzio, che ne pronunciò l'elogio funebre. Ma la fine del militare non era stata chiara e così scrisse in merito, anni dopo, l'Asso Mario Fucini: «Era la stessa fiducia in noi stessi che riceveva un colpo: se è possibile abbattere Baracca, cosa potrò fare io per non subire la stessa sorte?... Ed anche subentrò in noi una specie di conforto nel quale non avevamo sperato: Baracca non era stato abbattuto da caccia avversari. Il suo prestigio di cacciatore non era stato intaccato. Come Sigfrido soltanto un colpo a tradimento aveva potuto finirlo. Nessun vanto il nemico avrebbe potuto fare di questa fine. È questo più di tutto importava».

 

Successivamente, nel 1923, la madre di Baracca diede ad Enzo Ferrari l'autorizzazione ad utilizzare l'insegna personale del figlio per le vetture prodotte dalla sua casa automobistica, destinata, con questo emblema, a diventare famosissima. L'insegna infatti era composta da un cavallo rampante, scelto dal Baracca in onore del suo reggimento di cavalleria.

 

 

 

 

 

 

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