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10/11 febbraio 1918 - 10/11 febbraio 2018: Centenario della Beffa di Buccari

February 11, 2018

La Beffa di Buccari fu un'incursione militare effettuata da una flottiglia della Regia Marina Italiana su MAS (motoscafo armato silurante) a danno dei navigli dell'Imperiale e Regia Marina Austro-Ungarica attraccati nella baia di Buccari, nel Quarnaro. Nonostante le limitate conseguenze fattuali dell'azione, questa ebbe un'importante risvolto sul morale dei militari italiani, messo a dura prova dalla disfatta di Caporetto, (anche se avvenuta dopo le importanti svolte del Convegno di Peschiera e della Prima Battaglia del Piave).

 

L'incursione ebbe inizio alle 22:00 del 10 febbraio, quando i tre motoscafi armati siluranti designati per la missione (MAS  94 affidato al sottotenente di vascello Andrea Ferrarini , MAS 95 affidato al tenente di vascello Odoardo Profeta De Santis e MAS 96 affidato al capitano di corvetta Luigi Rizzo, con a bordo il comandante della missione il capitano di fregata Costanzo Ciano e Gabriele D'Annunzio), e riorganizzati in tre gruppi d'azione distinti (1° gruppo affidato al capitano di fregata Pietro Lodolo, 2° gruppo affidato al capitano di fregata Arturo Ciano e 3° gruppo affidato al capitano di corvetta Matteo Spano), composti da cacciatorpediniere ed esploratori a traino di supporto ai motoscafi, iniziarono a spostarsi dall'Isola di Cherso e la costa istriana verso la rada di Buccari.

Arrivati ad un miglio dalla baia i tre MAS spensero i motori a scoppio ed accesero quelli elettrici per non venire scorti dalle batterie costiere e vedette austro-ungariche; erano ormai le 00:35 dell'11 febbraio quando giunsero con successo all'interno della baia, pronti per l'azione.

 

 

Da qui la divisione degli obbiettivi militari tra le unità e l'attacco vero e proprio: alle 01:20 i MAS lanciarono i propri siluri, ma i piroscafi erano protetti da reti antisiluranti e i danni furono veramente esigui. In ogni caso, l'allarme fu immediato e i motoscafi si diressero velocemente per il rientro, raggiunto nella sicurezza del porto di Ancona alle 07:45. Dietro di loro furono lasciate solo tre bottiglie suggellate dai colori nazionali, attaccate a su dei galleggianti posti nella parte più interna della baia. Al loro interno era stato posto un messaggio appositamente scritto da D'Annunzio, fatto che dette all'azione l'appellativo di "Beffa di Buccari" e trasformò le esigue conseguenze dell'incursione con una grande vittoria psicologica per le Forze Italiane, poichè l'eco di quest'azione fu enorme e lo scritto ebbe subito altissima diffusione tra le fila italiane, avendo come effetto il rialzo del morale delle truppe, fortemente provate dal logoramento del 1917: "In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l'inosabile. E un buon compagno, ben noto - il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro - è venuto con loro a beffarsi della taglia", questo lo scritto lasciato dal Vate nelle acque di Buccari.

 L'evento venne poi ricordato nel libro dannunziato "La Beffa di Buccari - con aggiunti La Canzone del Quarnaro, Il catalogo dei Trenta di Buccari, Il Cartello Manoscritto e Due Carte Marine", che al suo interno contiene appunto la Canzone del Quarnaro, che ebbe grande notorietà nel periodo:

 

"Tibi cornua nigrescunt
nobis arma dum clarescunt.

 

 
Siamo trenta d’una sorte,
e trentuno con la morte.
 
     Eia, l’ultima!
     Alalà!
 
Siamo trenta su tre gusci,
su tre tavole di ponte:
secco fegato, cuor duro,
cuoia dure, dura fronte,
mani macchine armi pronte,
e la morte a paro a paro.
"

 

Questi i primi dieci versi; il testo complessivo è consultabile qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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