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15 dicembre 2017: la Regina Elena rientra in Italia, ma non al Pantheon

December 16, 2017

la Regina d'Italia Elena del Montenegro, consorte del Sovrano Vittorio Emanuele III di Savoia, è oggi finalmente rientrata, dopo 71 anni di esilio, all'interno dei confini d'Italia da Montpellier, in Francia, dov'era sepolta da 65 anni.

Elena, decorata due volte dal Sommo Pontefice Papa Pio XII della Rosa d'Oro della Cristianità - massima onorificenza concedibile ad una donna dalla Chiesa Cattolica di Roma - veniva già chiamata dal popolo Angelo della Carità dal 1908, quando un forte terremoto, di magnitudo sui 7.10 scala Richter, ebbe il suo epicentro sullo stretto di Messina, devastando la città e producendo la più grave catastrofe naturale europea che l'uomo ricordi, con vittime accertate tra i 90.000 e i 120.000 individui. In quell'occasione Elena, al trono da soli 8 anni, si era prodigata personalmente per aiutare in modo diretto la popolazione colpita, gli sfollati, i feriti. I giornali la loderono come Angelo del terremoto ed il consenso nei suoi confronti crebbe esponenzialmente nell'affetto e nella sincera devozione. Ma la reale vicinanza della Regina al suo popolo si dimostrò anche in altre occasioni; durante la Grande Guerra lavorò instancabilmente come infermiera e, con l'aiuto della Regina Madre Margherita di Savoia, trasformò in ospedali sia il Quirinale sia Villa Margherita. Per reperire fondi, lei stessa inventò la "fotografia autografata" che veniva poi venduta appositamente. Pur di aiutare la situazione della nazione, alla fine della guerra, propose personalmente la vendita dei tesori della corona per estinguerne i debiti. Non è un caso insomma se Pio XII, alla sua morte, parlava di lei come Signora della Carità Benefica: studiò medicina e ne ebbe la laurea honoris causa; per tutta la vita lottò a piene forze contro le malattie mortali e finanziò opere benefiche a favore degli ammalati.

Nel 1939, dopo l'invasione della Polonia ad opera di Hitler e le successive dichiarazioni di guerra alla Germania Nazista, Elena scrisse una lettera alle sei Sovrane delle nazioni europee ancora neutrali (Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), al fine di evitare lo scoppio di quella che sarà la più sanguinosa guerra mai combattuta nella storia, che nel 1944 le porterà via anche sua figlia, Mafalda di Savoia, internata nel campo di concentramento nazista di Buchenwald.  Dopo la Seconda Guerra Mondiale seguì il marito nel suo esilio ad Alessandria d'Egitto fino alla sua morte, per poi scoprirsi malata di cancro e trasferirsi a Montpellier, dove morirà in seguito ad un difficile intervento chirurgico, lontana da quel suo popolo per il quale si era sempre battuta.

La Sovrana riposerà però al Santuario di Vicoforte, a Moldovì, in provincia di Cuneo, Piemonte, invece che nel luogo tradizionale di sepoltura dei sovrani d'Italia, il Pantheon, come sempre richiesto dalla Casa di Savoia e dai monarchici italiani sin dai tempi di Umberto II.

Così la Regina d'Italia cantata nei versi e negli scritti di Giovanni Pascoli, Gabriele d'Annunzio, Diego Calcagno, Antonio Fogazzaro, Luigi Capuana, Vittorio Bersezio, Ada Negri fino a Giacomo Puccini viene trasportata anonimamente, in "gran segreto", in un mausoleo che è pure storicamente lontano da quello che nella sua vita Elena è stata, da una repubblica che non riesce ad onorare appieno il suo passato. È una nota di mancato merito per lo Stato, che è riuscito a togliere valore e memoria anche ad una donna di questo calibro, fondamentale nella Storia d'Italia e del suo Popolo.

 

 

 

 

 

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